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Dieta proteica e digiuno proteico

Una dieta deve innanzitutto essere equilibrata e varia, ma bisogna anche dire che per chi vuole dimagrire bisogna anche mangiare meno (soprattutto per le persone in sovrappeso o obese visto che si arriva a quel punto mangiando molto oltre che sregolatamente).

Un programma dietetico a basse calorie, quando è ben equilibrato è sicuro ma rimane il più duro e difficile in quanto questo regime di dieta non toglie la fame, poca gente resiste a questa sensazione spiacevole ed abbandona dopo due o tre settimane; la dieta è troppo lunga ed una perdita di 500g la settimana è un fattore demotivante per un paziente che ha più di 10 kg da perdere; la dieta favorisce la tentazione dato che il continuo senso di fame porta a frequenti deroghe nella limitazione delle quantità alimentari da assumere.

A volte si propongono le diete giornaliere del digiuno che suggeriscono di bere acqua a volontà, ma possono essere molto dannose per il fisico e non si devono fare senza aver consultato un parere medico. Il rischio può essere che ci sia una perdita di massa magra superiore alla perdita della massa grassa e questa perdita avviene soprattutto a livello dei muscoli striati. Le fibre muscolari cardiache fanno parte di questa perdita con possibili conseguenze mortali.

Studi fatti sul bilancio azotato mostrano che con il digiuno assoluto un adulto che pesa 70kg perde 3,7kg di azoto ogni giorno. Considerando che un grammo d’azoto corrisponde a 6,25g di proteine e che il muscolo contiene circa il 20% di queste, la perdita è di 32g di muscolo al giorno. Aggiungendo che i bisogni proteici aumentano sotto restrizione calorica, si arriva che dopo 10 giorni di digiuno il paziente perde circa due chili di tessuto muscolare.

Fatte queste considerazioni, alcune studiosi (Bollinger, Apfelbaum, Geunth, Verter, Baird, Howard ed infine Blackburn) in diversi anni che vanno dal 1966 al 1975 videro la possibilità di trovare una dieta che potesse dare un bilancio calorico negativo minimizzando la perdita di massa magra con una integrazione proteica.

Nel 1966 Bollinger aggiungense l’albumina, nel 1970 Apfelbaum aggiunse la caseina, nel 1974 Geunth e Verter aggiunsero del glucosio con della caseina, Baird e Howard nel 1975 mescolarono del glucosio con degli aminoacidi, ed infine, Blackburn determinò i bisogni dell’organismo in aminoacidi nel corso del digiuno e dimostrò come una privazione calorica, con un’assenza completa d’idrati di carbonio, potesse neutralizzare l’effetto anabolico dell’insulina sul metabolismo dei grassi.

Blackburn provò che nel corso del digiuno proteico delle piccole quantità di aminoacidi portavano dei leggeri cambiamenti nella risposta metabolica e potevano neutralizzare il bilancio azotato negativo; quindi i pericoli del digiuno assoluto potevano essere eliminati ingerendo delle proteine prive di idrati di carbonio.

Da qui nacque il digiuno proteico che protegge l’equilibrio azotato e cancella la fame grazie allo stato di chetosi che l’accompagna. Nel digiuno proteico c’è la diminuzione del glucosio con conseguente attivazione del catabolismo dei trigliceridi adipocitari. Il digiuno proteico permette di utilizzare a pieno l’energia del tessuto adiposo, riducendolo, senza intaccare la massa magra.

La formazione dei corpi chetonici nel digiuno proteico genera diversi vantaggi come: fornire il 25% dell’energia che richiede l’organismo nel corso del digiuno proteico; facilita l’utilizzazione degli acidi grassi liberi da parte del cervello che trasforma la sua fonte energetica utilizzando per l’80% del suo metabolismo i corpi chetonici; i corpi chetonici circolano liberamente nell’organismo fornendo energia, infatti non hanno bisogno di proteine vettrici e penetrano liberamente nelle membrane cellulari.

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