Impotenza
Un tempo si credeva che sport come il ciclismo causassero a lungo andare impotenza tanto che nel 1997 l'urologo Irwing Goldstein dichiarò: "Esistono solo due tipi di ciclisti: quelli che sono impotenti e quelli che lo diventeranno".
All'epoca, molti appassionati di ciclismo derisero la sua teoria, che venne subito smentita anche dal mondo medico: i benefici cardiovascolari ottenuti andando in bicicletta sono sufficienti a compensare qualunque altro rischio, dissero altri medici.
Ma a dieci anni di distanza, oltre venti studi scientifici hanno confermato la teoria di Goldstein, ovvero il legame tra ciclismo e disfunzioni sessuali, causate da un minore afflusso di sangue alla zona genitale.
Come riportato oggi dal Los Angeles Times, i problemi possono variare dall'impotenza totale a disfunzioni erettili di varia entità e durata.
I produttori di biciclette hanno risposto sviluppando nuovi modelli di sellini sempre più "tecnologici" e vendendo, manco a dirlo, milioni di pezzi nonostante l'efficacia di questi prodotti sia ancora tutta da provare.
Anche le donne possono subire conseguenze dopo anni di bicicletta: uno studio su 48 cicliste professioniste ha trovato una diminuzione della sensibilità della zona genitale, mentre un altro ha riportato addirittura danni ai vasi linfatici.
Non tutti i ciclisti maschi sono comunque destinati all'impotenza: secondo le ricerche, il 4,2% ha riportato disfunzioni erettili da moderate a complete, rispetto all'1% dei maratoneti e al 2% dei nuotatori.
Sono a maggior rischio le persone più anziane e coloro che percorrono lunghe distanze.
New York (Apcom)
Giorgi Dal Fabbro









