Da quando abbiamo inaugurato la sezione ciclismo siamo arrivati alla quarta puntata dedicata al giro d’italia.Il 1934 è l’anno decisivo per Learco Guerra, in un Giro d’Italia dove vengono raddoppiate le prove contro il tempo, favorendo la “locomotiva  umana” , questo l’epiteto dato a Guerra dai suoi tifosi.

Ma Guerra non vince facile: in salita il più forte è sicuramente Giuseppe Olmo, che lo attacca sulla Futa e sul Passo della Raticosa, ma non riesce a strappargli di dosso il primato nella generale.

Lo storico corridore vince 10 delle 17 tappe in programma, portando in trionfo anche l’Italia del pallone; in quello stesso periodo infatti, la Nazionale di Calcio vince la Coppa del Mondo (la prima in assoluto) con un goal deciso di Schiavio.

Ma qui stiamo parlando di bicicletta, perciò ritorno al mio racconto..

Eravamo rimasti al 1935, anno in cui al Giro d’Italia si profila un giovane toscano interessante Gino Bartali. Dominatore quell’anno della classifica dei GPM (Gran premi della montagna),  “Gino il Pio”, così verrà poi apostrofato dai media, vincerà in maglia tricolore l’edizione rosa del 1936.

Tutti si chiederanno: “Ma perché il Pio?”

Ebbene, il toscano di Ponte a Ema fu chiamato così perché era convinto che la sua forza dipendesse dal suo incrollabile credo religioso. Nel frattempo l’Italia è in guerra per conquistare l’Impero.

E’ per questo che il Giro del 1936 è corso solo con corridori di casa nostra, senza stranieri. Si ricorderà come la corsa rosa funestata da più incidenti; a farne le spese Girardengo, Guerra e il giovane Galletti.

Nel 1937 nasce  la prima tappa a cronometro in salita, la poi nota cronoscalata. E’ lo stesso anno in cui l’epilogo del Giro viene fissato al Velodromo Vigorelli di Milano, inaugurato per l’occasione.

A vincere non è Bartali, ma il quasi coetaneo Valletti, che si ripeterà nel 1939, complice una foratura del forte toscano sul passo del Tonale.

Nel Giro del 1940 salta fuori un nuovo nome dalla casa Legnano, la stessa di Bartali: si tratta del ventenne Fausto Coppi, ex garzone, scopertosi ciclista forte scorrazzando su è giù dai paesi a portare salami e pancette.

Coppi è seguito da Biagio Capanna, ex massaggiatore di Girardengo e Guerra.

La corsa rosa, a sorpresa vede primeggiare il giovane (e sconosciuto) ragazzo piemontese, che fa le scarpe al più vecchio e noto capitano. Sull’Abetone Coppi prende la maglia rosa, e non la molla più fino al 9 Giugno, quando vince il Giro d’Italia con traguardo in Arena a Milano.

Il giorno dopo, dal balcone di Palazzo Venezia a Roma, Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia.

Per 5 anni…non ci sarà più giro, né più ciclismo, né più sport…né più vita.

Alla prossima

Ilenia Lazzaro



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Argomento : Il giro d’italia : avanti con gli anni

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