E stai tranquillo
Calmarsi con dei calmanti naturali (come la passiflora) offerti della natura è possibile. Purtoppo non servirebbe se la frenesia non fosse figlia del benessere economico.Oramai chi sta tranquillo e rilassato ai giorni nostri?
Codice vegetale: fiore della passione; in francese: "fleur de la passion"; in inglese: "Passion flower". Di origine peruviana e brasiliana il fiore della passiflora è noto ed apprezzato in tutto il mondo non solo per la sua bellezza e per il simbolismo religioso, ma soprattutto per le alte virtù curative da farne, insieme alla valeriana e all'iperico, la pianta dell'armonia.
La passiflora è stata scoperta dal medico spagnolo Nicola Mornardis solo nella seconda metà del sec. XVI, perciò non compare negli Erbari figurati umbri di epoche anteriori. Lo stesso Mornardis, pur indicandola come pianta calmante, non ne fa alcun accenno nel trattato da lui scritto e pubblicato ad Anversa nel 1579: il "Simplicium medicamentorum ex nove orbe delatorum, quorum in medicina usus est istoria".
Monardes ci riferisce però che gli Indios delle montagne del Perù la consideravano un vero tesoro per il potere che la pianta aveva di calmare e di combattere l'eccessivo nervosismo. Ancora oggi in molti villaggi peruviani esiste la consuetudine di offrire all'interlocutore, prima un'accesa discussione, una tazza d'acqua del decotto di passiflora: l'effetto calmante è assicurato! In molti Erbari e testi di medicina tra il '500 e il '700 non si trovano accenni a questa pianta, anche se lo splendido fiore rientrava a far parte di molte farmacopee popolari.
Così non si ritrovano riferimenti alla passiflora nell'opera del grande studioso aretino Andrea Cisalpino nel suo trattato "de plantis libri XVI del 1583". Altrettanto si può dire spulciando certosinamente l'Herbario novo di Castore Durante (originario di Gualdo Tadino) redatto nel 1585 e quello del medico Dodonei datato 1616; né si trovano accenni sulla "passiflora" nell'Istoria plantarum universalis del medico Giovanni Baulino. Il "flos passionis" non figura nemmeno nei sei volumi dell'Erbarium Amboinense di Giovanni Burmanni del 1750.
Il motivo di questo silenzio va ricercato nel fatto che in primo luogo si è data - attraverso i tempi - molta importanza alla "valeriana" come pianta calmante e in secondo luogo perché tra ricercatori e studiosi dell'epoca si faceva strada il "concetto" della prudenza nell'utilizzo delle erbe medicinali.
Lo stesso studioso veneto Antonio Michiel, pur citando la passiflora quale "flos tranquillitatis" nel suo splendido Erbario o Historia generale delle piante, in cinque volumi, del 1550 e 1576 (conservato nella Biblioteca Marciana di Venezia), affermava che "Simplicia cum prudentia utuntur", un detto di saggezza che volle utilizzare addirittura come "stemma" di famiglia.
Le felici intuizioni avute da questi studiosi del passato non potevano bastare nell'applicazione ed utilizzo delle piante curative, perché dobbiamo aspettare il sec. XVIII per la scoperta del potente strumento del telescopio da parte dell'anatomo patologo Marcello Malpighi e dare finalmente un maggiore impulso alla ricerca scientifica, sia in campo medico sia botanico, e lo scacco matto alle superstizioni del passato trasmesse agli Erbari d'epoca medioevale e rinascimentale.
Sappiamo in ogni modo, da Ottaviano Targetti-Tozzetti (nell'introduzione allo Studio delle piante), che la passiflora a Firenze era una pianta comunemente coltivata.
E nel suo dizionario botanico del 1858 così la descrive: "La passiflora cerulea, fiore della passione, sempre verde e che sale vestendo muri e pergole. Vive allo scoperto e produce bellissimi fiori bianchi con fili celesti.
Fa poi molti frutti ovati del colore dell'albicocca contenenti una polpa dolciastra e molti semi neri".
La passiflora è riportata in un Erbario figurato del Mattioli di fine sec. XVI. Intendiamoci, è noto che il nome dato alla pianta di "passiflora" con riferimento chiaro alla passione di Gesù Cristo, le sarà dato formalmente da Linneo solo nel 1696.
Ma dobbiamo aspettare più di un secolo per ottenere i primi studi sull'attività farmacologia della pianta che continuò ad essere oggetto di ricerca da parte di studiosi americani e italiani, proprio alla metà dell'800, che ne hanno esaltato le benefiche proprietà sedative e antispasmodiche possedute.
Già il botanico Raimondo Antonio, nei suoi viaggi in Perù, studiò gli effetti salutari della passiflora contro eccitazione nervosa ed insonnia.
Articolo scritto da Salvatore Pezzella del Messaggero on line








