Dimagrire senza carboidrati
Perdere peso e dimagrire senza carboidrati è un pensiero tal volta troppo estremizzato anche se di base corretto, la maggior parte dei frequentanti evoluti delle palestre o centri fitness (cioè che si allenano seriamente ed altrettanto disciplinati sono nel seguire un programma nutrizionale bilanciato), ha ormai automatizzato il concetto che per dimagrire in modo effettivo bisogna ridurre l’introito calorico quotidiano e bisogna che esso derivi dai carboidrati, riducendoli drasticamente o addirittura eliminandoli completamente.
La domanda che ci si pone è: riducendo o eliminando i carboidrati è un approccio effettivo alla perdita di grasso?
La risposta è: SI!
Infatti sono diversi gli orientamenti nutrizionali che propinano un basso se non inesistente apporto di carboidrati con la dieta.
Questi sono ad esempio: la dieta a Zona e le più drastiche Dieta Atkins e Dieta Chetogenica.
Perché l’abbassare le calorie da carboidrati funziona meglio rispetto a quelle derivanti da proteine e grassi?
Le motivazioni sarebbero varie ma la principale è relegata alla capacità intrinseca insita alla natura chimica dei carboidrati di indurre secrezioni dell’ormone Insulina.
L’insulina è un ormone anabolico.
Anabolizzante è riferito ad un processo metabolico per il quale da molecole semplici-elementari si formano molecole complesse più grandi.
Quindi l’insulina ha un effetto anabolizzante sul tessuto adiposo nel senso che consente l’esterificazione di acidi grassi e la formazione di trigliceridi per il loro stoccaggio all’interno del tessuto adiposo e quindi la crescita di quest’ultimo; ha un effetto anabolizzante sul massa muscolare in quanto facilita il trasporto degli aminoacidi all’interno di tale tessuto e sugli stessi aminoacidi trova il substrato per promuovere la sintesi proteica; ha un effetto anabolizzante anche sulle scorte energetiche di glicogeno dei muscoli e del fegato, infatti dalle singole molecole di glucosio derivanti dalla digestione degli alimenti contenenti carboidrati promuove la loro unione sottoforma di macromolecole polimeriche che nei muscoli e nel fegato prendono il nome di “glicogeno muscolare” ed “epatico” rispettivamente.
Il glicogeno in seguito verrà demolito per ricavare le singole molecole di glucosio da poter utilizzare a scopo energetico per i muscoli in attività e per sostenere il metabolismo del sistema nervoso centrale (per il quale il glucosio è il carburante per eccellenza).
Perché bassi livelli di insulina favoriscono il dimagrimento?
La secrezione di insulina per il corpo è un segnale rappresentante l’avvenuta introduzione energetica!
Se non vi è introduzione energetica sottoforma di carboidrati il corpo deve comunque trarre energie per soddisfare le esigenze nutrizionali del sistema nervoso centrale.
Tale compito è soddisfatto dall’ormone antagonista dell’insulina: il “Glucagone”.
Il glucagone agisce sul fegato determinando glicogenolisi epatica, cioè distruzione del glicogeno dal quale ricavare le singole molecole di glucosio di cui è costituito per poi immetterle nel torrente ematico e soddisfare le esigenze energetiche del cervello.
Ma il glucagone presenta dei recettori anche sul tessuto adiposo.
Con essi interagisce e attraverso una cascata di reazione biochimiche intracellulari mediate da secondi messaggeri favorisce la lipolisi, cioè la distruzione di trigliceridi per ottenere acidi grassi ed essere anch’essi usati a scopo energetico, per esempio dai muscoli in attività!
Quest’ultima azione erogata dal glucagone è in linea con il significato che esso rappresenta per il corpo: necessità energetica; e attraverso esso il corpo tra energie dai compartimenti che più si prestano a tale scopo: glicogeno epatico e tessuto adiposo!
Redazione tecnico scentifica a cura del primo
personal trainer di Cagliari, il dottor Frank Casillo








