Ciclismo a Padova e Fondazione. I trenta soci fondatori, sono riuniti in un caffè di via Cesare Battisti (allora via Cassa di Risparmio) a Padova, il “Pozzo Dipinto”, dove firmano l’atto di nascita della Società Ciclisti Padovani. Viene nominato presidente Tito Sartori e deliberata l’iscrizione all’Unione Velocipedistica Italiana. Direttore sportivo è designato Angelo Gardellin, forte ciclista e già ideatore negli anni precedenti di riuscite manifestazioni per conto del Club Sportivo Padovano.
Viene inoltre stabilito che alla prima occasione la sezione “musicisti ciclisti” farà una traversata della città, per celebrare il lieto evento. Le prime gare. Nel 1910 la Società Ciclisti Padovani inizia l’attività con l campionato sociale, disputato il 23 maggio da una decina di concorrenti sul percorso Padova-Bassano e ritorno. Il 17 luglio organizza il Campionato Veneto su strada per dilettanti, con arrivo in Prato della Valle (allora piazza Vittorio Emanuele II), dopo aver toccato il centro di Montagnana. In attesa dell’arrivo dei concorrenti (ben 87) vennero effettuate gare di velocità per bambini (con meno di 9 anni) e veterani (con meno di 50 anni).
La pista intorno al Prà. Il 18 e il 20 settembre 1910 si svolgono in Prato della Valle due “corse ciclistiche Internazionali”. Intorno all’isola Memmia è in precedenza stato predisposto un anello in terra ben preparato sul quale tutte le sere i ciclisti si allenano. Giungono in città noti campioni stranieri, tra cui il danese Ellegard, accompagnato da moglie e figlia e accolto ufficialmente al suo arrivo in stazione, e il francese Duprè, entrambi vincitori del titolo mondiale, l’uno nel 1908, l’altro nel 1909. Tra gli italiani il più atteso è Verri, oltre al campione di casa, Gardellin, già tricolore di velocità nel 1905. La kermesse è preceduta dal Gran Premio Club Ignoranti, per dilettanti. Nascono le notturne. Nel 1911, dopo aver ripetuto il Campionato Veneto dilettanti portando il percorso a 185 chilometri con passaggio per Vicenza, Verona, Legnago, Montagna ed Este, a fine giugno viene organizzata in Prato della Valle una “corsa americana” a coppie con i reduci del Giro d’Italia (a punti, vinto da Carlo Galetti): vi parecipano Rossignoli e Gerbi, secondo e terzo in classifica. Nel 1913 le competizioni in Prato della Valle vengono rilanciate con una importante novità, l’illuminazione della pista con energia elettrica, che permette di svolgere regolarmente le gare in orario serale.
Il velodromo Monti. Nell’ottobre 1915 fu inaugurato l’anello in cemento del Campo Sportivo Giovanni Monti, il che significò la fine delle competizioni sul circuito in terra di Prato della Valle. I dirigenti della Società Ciclisti Padovani d’intesa con quelli dell’Associazione Calcio Padova (costituitasi il 29 gennaio 1910) avevano fatto pressione sulla Giunta Comunale fin dalla campagna elettorale del 1912 (vinta dai liberali conservatori e clericali) affinchè fosse realizzato questo impianto sportivo comunale, per permettere ad entrambi le società sportive di svolgere in sicurezza e su impianti adeguati la loro attività ed altre, come il gioco del tamburello, molto in voga. In Italia questa fu la prima struttura pubblica realizzata per lo sport, e ciò fu possibile grazie ad una elargizione della Cassa di Risparmio per acquisire il terreno dal Collegio Armeno, su un fondo denominato “La Misericordia”.
Calcio e ciclismo. Il Padova aveva sino ad allora disputato le sue prime partite al “campo da giuochi” di via Belzoni, dove da molti anni si effettuavano le corse podistiche organizzate dalla Associazione Ginnastica. La prima partita al Monti venne disputata tra Padova ed Ellade Verona il 20 febbraio 1916, e finì 4-0; tre settimane dopo venne a giocarvi l’Internazionale Fbc Milano, che vinse Negli anni 1923, 1925 e successivamente 1948, al velodromo Monti so disputarono tutte le prove dei Campionati Italiani su pista dell’UVI.Molto intensa fu l’attività nei gloriosi anni Sessanta, impreziositi per la Società Ciclisti padovani dagli allori olimpici del tandem Bianchetto-Beghetto (e poi Bianchetto-Damiano) e degli inseguitori Testa eVallotto e dalle medaglie pregiate di altri campioni biancoverdi:quattordici titoli mondiali e quattro medaglie d’oro olimpiche conquistate tra il 1958 e il 1971 sotto la presidenza dell’industriale GiacompGaltarossa
I grandi campioni. Il primo fra i tanti campioni della Società Ciclisti Padovani fu il suo primo direttore sportivo, Angelo Gardellin, che nel 1913 per la società biancoverde vinse il campionato italiano di velocità professionisti e il Gran Premio Uvi su pista, facendo il bis in questa corsa nel 1916. Dopo di lui, i campioni della Padovani furono tutti dilettanti. Per due anni di seguito, 1921 e 1922, Adriano Zanaga vinse il tricolore su strada e tre volte tra il 1919 e il 1923 Armido Rizzetto vinse il titolo di velocità su pista, dilettanti e dilettanti juniores. Altra doppietta titolata fu messa a segno in pista da Francesco Malatesta nel 1929 e 1930. Campioni italiani furono anche il mezzofondista Sante Ferrato nel 1925, Mario Lusiani su strada nel 1927 per la categoria “indipendenti”, Giovanni Boffo nel 1933, Severino Rigoni su pista nel 1935. L’anno seguente il coriaceo pistard, grande seigiornista, è nella squadra italiana alle Olimpiadi di Berlino, dove ottiene la medaglia d’argento. Gli eventi bellici bloccano inevitabilmente questo proliferare di allori sportivi. La guida della società viene assunta prima dal costruttore di biciclette Cesare Rizzato, poi da un appassionato commerciante cittadino, Carlo Racca.
I favolosi anni Sessanta. A metà degli anni 50 si forma a Padova, raccogliendo le migliori forze del Veneto, una scuola di ciclismo su pista che per una dozzina di anni sarà protagonista assoluta in Italia e nel Mondo. I suoi più brillanti alfieri sono Valentino Gasparella, gli inscindibili Bepi Beghetto e Sergio Bianchetto, Franco Testa, Mario Vallotto, Attilio Benfatto, Giorgio Ursi, Bruno Gonzato, Giacomo Bazzan, Giorgio Morbiato, Angelo Damiano, Gianni Sartori, Dino Verzini. In Italia il dominio delle maglie biancoverdi inizia con il trevigiano Cesare Pinarello, campione italiano di velocità nel 1953 e 1955; tre anni dopo sale alla ribalta il vicentino Gasparella (già olimpionico a squadre nel ‘56), che dopo un tris deve cedere il tricolore all’emergente Beghetto, padovano già campione italiano su strada nelle categorie giovanili. Poi è la volta di Bianchetto, Damiano, Verzini, Bruno, mentre nell’inseguimento Testa vince quattro titoli consecutivi, due ciascuno ne conquistano Ursi e Morbiato, e concludono la serie Bazzan e Tonoli. Sartori è per tre volte campione del chilometro da fermo, Rino Carraro vince due titoli nel mezzofondo e non manca all’appello il tandem Verzini-Gonzato nello stesso splendido ‘67 del loro successo iridato sui francesi Morelon-Trentin, olimpionici l’anno successivo a Città del Messico.
Tre Olimpiadi, sei ori. La nazionale italiana attinge a piene mani da questo serbatoio di “super” e i campioni biancoverdi partecipano a mondiali ed olimpiadi: a Roma Bianchetto-Beghetto sono medaglia d’oro, Testa e Vallotto vincono l’inseguimento a squadre (con Aurienti e Vigna) e Gasparella è bronzo nella velocità (vinta da Gaiardoni); a Tokyo ‘64 il tandem della Padovani (questa volta Bianchetto-Damiano) si confermacampione e altre tre volte gli atleti biancoverdi salgono sul podio, Bianchetto nella velocità, Ursi nell’inseguimento individuale, testa nella gara a squadre, tutti medaglie d’argento; a Città del Messico Morbiato è terzo con il quartetto azzurro, così come Flavio Martini nella cronometro a squadre su strada.
L’abbuffata iridata. Campioni mondiali di velocità sono Gasparella nel 1958-59 (a Parigi ed Amsterdam) e Bianchetto nel 1961-62 (a Zurigo e Milano, entrambi le volte con Beghetto al secondo posto); come già detto il tandem Gonzato-Verzini nel 1967 (ad Amsterdam); Morbiato con il quartetto azzurro nel 1968 e 1971 (a Roma e Varese); Sartori nel 1969 (a Brno) nel chilometro da fermo. Vittorie accompagnate nello stesso arco di tempo da quattro secondi posti e cinque terzi. La grande abbuffata si esaurisce tra il 1971 e il 1972 e per tornare sul podio più alto in una gara iridata la Padovani dovrà attendere dieci anni, ed esattamente i mondiali juniores su pista di Lipsia ‘81, dove il padovano Fabio Lana vince la corsa a punti.
Predatori di traguardi. Parallelamente ai successi su pista, le maglie biancoverdi fanno man bassa di traguardi anche su strada. Nel 1961 Guido De Rosso vince il Tour de l’Avvenire e l’anno seguente Mario Maino sfiora il bis, concludendo la grande corsa a tappe al secondo posto. Nel 1962 i mondiali si disputano in Italia, a Salò, e a Roncadelle viene per la prima volta messo in palio il titolo di una specialità altamente spettacolare, la 100 chilometri a squadre, cancellata dai calendari dell’Uci nel 1995. L’Italia si impone a 45.400 di media, nel quartetto ci sono due atleti biancoverdi, il vicentino Maino e il padovano Dino Zandegù. Gli azzurri l’anno seguente, in Belgio, sono secondi, ma tornano sul gradino più alto del podio nel 1964 ad Albertville e si ripetono nel ‘65, con una squadra di cui fa parte in entrambi le occasioni Luciano Dalla Bona, che contribuisce anche al terzo posto del ‘66, insieme a Benfatto. Nel 1963 i Giochi del Mediterraneo vengono organizzati a Napoli, Zandegù vince la cronosquadre ed è secondo nella prova in linea; a Tunisi nel ‘67 altro successo italiano nella cronometro, con Flavio Martini nel quartetto. Il commissario tecnico Rimedio ripone molta fiducia nel passista veloce tombolano, che vince la preolimpica del ‘68 in un’annata personale strepitosa (21 successi) ed ottiene il bronzo nella 100 chilometri di Città del Messico e in quella dei mondiali di Montevideo, bissando il risultato dell’anno precedente.
Una bacheca piena di Trofei. Innumerevoli i titoli italiani che finiscono nella sede della Padovani, ma anche trofei vinti nelle più belle classiche del panorama dilettantistico. Ecco alcune delle vittorie biancoverdi di quegli anni luminosi: Trofeo De Gasperi (’60 Zanchetta, ‘68 Martini), Popolarissima (’67 Talpo, ‘69 e ‘70 Bazzan, ‘72 Sartori), GP Del Rosso (’63 Zandegù, ‘64 Michelotto, ‘66 Dalla Bona L.), Trofeo Pizzioli (’69 Ongarato F.), Giro del Friuli a tappe (’71 Dalla Bona G.). La famosa Padovani è invitata spesso a partecipare a gare all’estero: Sattin, Tumellero e Martini vincono per tre anni consecutivi dal ‘66 al ‘68 il Gp di Nancy; Martini replica a Friburgo nel ‘68; in Ungheria la squadra biancoverde vince la Mecsek Kupa ininterrottamente dal ‘64 al ‘67 e poi ancora dal ‘70 al ‘72 ed è prima nella cronosquadre disputata nella Bassa Austria nel ‘68.
Le ricette del “mago” Rigoni. La “feroce” prepazione a cui sono sottoposti gli atleti biancoverdi non lascia scampo agli avversari nelle prove più tecniche. Dal 1958 al 1969, in dodici anni, solo quattro volte sfugge al terzetto biancoverde la Coppa Italia, la prestigiosa cronosquadre che assegna il titolo italiano tra i club dilettantistici e che dal 1961 al 1969 viene ospitata dalla Padovani. Ad interrompere la straordinaria serie per la prima volta è la Torpado Padova, in seguito per due anni vince la grande rivale Mantovani Rovigo, che ancora schiera nelle sue file Bazzan Questo bel titolo, frutto di grandi capacità e non solo del naturale dono della potenza fisica, non viene più assegnato dal 1974. Il sanguigno “druido” che sa dosare forza e preparazione, orgoglio e spirito di squadra è Severino Rigoni, personaggio difficile ma solido e ritto come un poderoso tronco delle native alture asiaghesi. Le sue “ricette” assolutamente naturali si tramandano ancor oggi tra i corridori, anche se in un’era tanto tecnologica appaiono agli atleti come vere e proprie leggende. Come si ricordano le sue fragorose sfuriate nel dopo-gara di qualche successo sfuggito per poco, e soprattutto il suo carattere volitivo, artefice nella maggior misura dei trionfi biancoverdi di quel periodo. I giovani talenti passati nelle sue mani per “stiratina” definitiva, sono preparati all’inserimento nella prima squadra dal dottor Riccardo Domeneghini, altro tecnico plurivittorioso.
La fine di un’epoca. Anni difficili per il ciclismo, e per la Padovani, sono ormai alle soglie, anche se Rigoni si prodiga con discreto successo per prorogare il più possibile l’inevitabile chiusura di un’epoca felice. Le squadre biancoverdi, contrastate da club via via più ricchi, tengono alto il blasone vincendo e sfornando validissimi elementi per il professionismo. Escono dalla “scuola” padovana corridori come Nazzareno Berto, Bruno Cenghialta, Federico Ghiotto e Silvio Martinello. Nel campione di Tencarola sono riconoscibili le caratteristiche di stile e determinazione che unite ad una classe cristallina facevano gongolare di soddisfazione anche il pretenzioso Rigoni. Altri si sono persi per strada o nell’improponibile “passaggio”, come Dagli Orti, Visentin, Baldin. L’ingegner Galtarossa, mecenate degli anni migliori, ha dovuto passare la mano e la Padovani, dopo qualche anno ancora di resistenza, deve infine alzare bandiera bianca cessando quell’attività agonistica che tanti successi e soddisfazioni aveva dato. Nella primavera del 1985 (beffardamente anno di mondiali in Italia, e nel Veneto) non si vedono corridori in maglia biancoverde allenarsi sulle strade dei Colli Euganei per le prime gare, e nella sede di via Vicenza resta il solo Severino Rigoni, diesse di una squadra che non c’è più. La soddisfazione di vedere, pochi mesi dopo al velodromo di Bassano, il pupillo Martinello con la medaglia di campione del mondo al collo, sulla maglia azzurra, ha un sapore venato d’amarezza, ma tornare indietro non si può.
Il Giro del Veneto. I campioni non nascono tutti i giorni, e le ondulazioni di un’attività sportiva sono nella sua natura. Ciò che invece in questi anni ha sempre garantito continuità ad un’idea e ad un’impegno nei confronti dello stuolo di appassionati di ciclismo della terra veneta, è il Giro del Veneto. La corsa, per professionisti, nasce nel 1909, anno che vede partire anche il primo Giro d’Italia, come una corsa a punti che la Gazzetta dello Sport aveva ideato prendendo spunto dal Tour de France.La corsa veneta è lanciata dall’unione sportiva Cervo Volante di Vicenza, che la indice per dilettanti: si svolge in due tappe, la prima di 273 chilometri con partenza da Vicenza (in direzione Verona!) ed arrivo a Udine, la seconda di 252 chilometri transitando per il bellunese, dopo ungiorno di riposo. La vittoria viene assegnata al dilettante Renato Pogliani in base ai piazzamenti, essendo giunto secondo entrambi i giorni dietro ad un certo Necchi e a Giovanni Micheletto, che dopo qualche anno vincerà due tappe del Giro d’Italia.
Ottanta edizioni. La Padovani riprende l’iniziativa tre anni dopo, nel 1912. La formula rimane quella delle due tappe, entrambi però con partenza ed arrivo a Padova. Vi furono delle squalifiche per aver usufruito della scia di automobili del seguito e la vittoria fu data al dilettante Giovanni Roncon. In Prato della Valle, in attesa dell’arrivo dei concorrenti, furono organizzate delle sfide tra professionisti. Nel 1922 il Giro d’Italia arriva a Padova con la prima tappa, partita da Milano e l’evento dà lo spunto per rilanciare il Giro del Veneto, che da questo momento assume la sua fisionomia e, grazie alla sponsorizzazione della ditta Pezziol produttrice del liquore Vov, diventa una gara in linea per professionisti. Vince il milanese Alfredo Sivocci. Successivamente per quattro anni nessuno riesce a contrastare Costante Girardengo, già vincitore di un Giro d’Italia (primo in sette tappe su dieci!) e in procinto di vincerne un altro. Dopo di lui i grandi nomi saranno quelli di Alfredo Binda (’28), Fausto Coppi (’47 e ‘49), Fiorenzo Magni (’53) prima di arrivare ai tempi più recenti dovendo citare Bitossi (’70 e ‘73), De Vlaemick (’74), Saronni (’77), Moser (’79) e Argentin (’84 ‘88), per terminare con il padovano Ghirotto (’90 e ‘92), il venezianoPagnin (’89 e ‘91), il trevigiano Vanzella (’95), Bartoli (’96), il tris di Davide Rebellin (´98-´99-2000) e lo spunto vincente delle ex maglie rosa Di Luca (2002) e Simoni (2004).
Il ritorno alle origini, in Prà. La gara della Padovani risaliva l’altopiano, transitando per l’aspro Pian delle Fugazze e facendo rientro attraverso i Colli Berici e gli Euganei, dove per alcuni anni ha fatto quartier tappa nella zona termale di Abano e Montegrotto. Poi, dopo alcune edizioni con arrivo a Padova nella centralissima Piazza Insurrezione, il Giro del Veneto si è trasferito nella pedemontana, in provincia di Treviso. Nel frattempo è nato il Gran Premio Sanson, trittico premondiale visto con grande simpatia dal citì Alfredo Martini, disputato dall’87 al ‘96 con vittorie di nomi importanti del ciclismo mondiale, quali Bugno, Argentin, Ballerini, Chiappucci, Armstrong, Tchmil, Casagrande. Nel 1998 il Giro del Veneto, riportato in Prato della Valle dopo la pausa del ‘97, è vinto da Davide Rebellin, che coglie un´importante tris confermandosi il migliore anche nel ´99 e nel 2000. Gli ultimi anni, hanno visto la collaborazione tra la città di Padova e il comune di Thiene (VI), sede di partenza o di arrivo a seconda delle annate. Sul gradino più alto del podio, lo scorso anno, ci è salito il sempreverde Alessandro Bertolini, a cui il Veneto ha dato una spinta in più per la convocazione ai Campionati del Mondo di Stoccarda con la nazionale…Quest´anno siamo pronti per ritornare alle origini, in Prato della Valle, con un occhio alle novità, che vi stupiranno fin da subito.
Ilenia Lazzaro e Giovanni Piva