Giro d’Italia: dopo la guerra si pedala
Giro d’Italia’s story… il ciclismo, dopo la guerra, ricomincia a vivere; l’edizione della “Rinascita” parte il 15 giugno 1946, con operazioni premilitari dal velodromo Vigorelli, “rimesso in piedi” a tempo di record dopo i bombardamenti che l’avevano ridotto in macerie. Il Giro, quell’anno lo vince, per l’ultima volta, Gino Bartali, eroe anche durante la Guerra, con 47’’ su Fausto Coppi.
Le tappe però, oltre ad essere combattute dal punto di vista agonistico, risentono anche della tensione politica del dopo guerra, specialmente nelle zone di confine: ed è così che, nella 14^ tappa (Rovigo-Trieste) la corsa viene neutralizzata a Pieris, dopo alcuni blocchi stradali e una sparatoria a Monfalcone. Sono tutti segnali della situazione drammatica dell’epoca, dove Trieste e le zone di confine vivevano nella contesa Italia- Jugoslavia.
Ma torniamo alla sfida agonistica del ciclismo: Fausto Coppi /Gino Bartali.
Coppi si prende la rivincita sull’avversario nel 1947, dopo un avvio non molto felice, che aveva portato “Ginettaccio” a vestire la maglia rosa per le prime dodici tappe (sulle venti previste). Ma Falzarego e Pordoi lanciano al comando il più giovane Coppi. Sono di quell’epoca le prime news sulla presunta love story con la Dama Bianca. Anche il gossip entra nel ciclismo.
Il Giro del ’48 va ad un terzo incomodo: Fiorenzo Magni, grande passista e formidabile in discesa. Nel 1949 si ripete Coppi, che rivincerà la corsa rosa anche nel 1952 e 1953. Il pratese Magni, da canto suo, farà prima bis nel 1951 e successivamente tris rosa nel 1955. Nel 1950, dopo trionfi tutti italiani a vincere è uno straniero. Lo svizzero Hugo Koblet, fa suo il primato in generale, confermando i buoni presupposti del suo mentore e scopritore, Learco Guerra, che in quell’anno l’aveva ingaggiato per 200 mila lire a stagione. Parecchio…visto il valore della lira a quel tempo.
Una chicca su Koblet: è dipinto da tutti i giornali dell’epoca come il classico “dandy”…epiteto che calza a pennello con la figura di Gabriele D’Annunzio o Oscar Wilde, ma che, sinceramente, andava un po’ a scontrare con l’immaginario collettivo del corridore, alle soglie degl’anni ’50. Cultore della bellezza e dell’ordine, amato dalle donne, Koblet diventa presto…l’idolo del gentil sesso. Per fortuna che molti altri..anche attualmente seguono il suo esempio..altrimenti…noi donne come potremmo “gustarci l’occhio” andando a vedere le corse?
Scusate la confessione, ma è la verità ragazzi…
A presto
Ilenia Lazzaro
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