La [1] dieta a zona sviluppata dall’americano Barry Sears ha come strategia di base il tenere sotto controllo dal punto di vista quantitativo e qualitativo l’apporto dietetico di carboidrati, [2] proteine, grassi.
L’apporto calorico totale giornaliero deve essere raggiunto con la seguente ripartizione percentuale tra i nutrienti:
[3] Carboidrati = 40% delle calorie totali
[4] Proteine = 30% delle calorie totali
Grassi = 30% delle calorie totali
Il controllo dell’apporto di carboidrati è fondamentale al fine di tenere sotto controllo la secrezione di insulina, i cui eccessi producono eicosanoidi “cattivi”. I carboidrati devono essere introdotti utilizzando alimenti a basso indice glicemico, preferendo quindi frutta, verdura, legumi e limitando al massimo cereali e zuccheri raffinati.
La [5] dieta riconosce l’importanza di un adeguato apporto proteico e prevede l’ingestione di quantitativi giornalieri di proteine variabili 1,1-2,2g per kg di peso corporeo a seconda del tipo di attività fisica svolta.
Anche la quota di grassi è decisamente superiore a quella che ci suggerirebbe un qualunque dietologo appartenente alla scuola “tradizionale”. I grassi alimentari sono il mezzo che ci permette di introdurre nell’organismo gli acidi grassi essenziali (EFA) che costituiscono i “mattoncini” chimici utilizzati per produrre gli eicosanoidi, e provocano inoltre la secrezione di colecistochinina (CCK), l’ormone che segnala al cervello la sensazione di sazietà.
È importante che tutti i pasti della giornata rispettino le proporzioni suggerite tra i nutrienti, in quanto l’indice glicemico di un pasto contenente carboidrati, proteine e grassi è più basso rispetto a quello di un pasto a base si soli carboidrati ed il controllo della secrezione insulinica è la chiave fondamentale per la produzione dei giusti eicosanoidi.
Il [6] programma alimentare della [7] dieta a zona è attualmente molto diffuso nell’ambito sportivo per migliorare le performances sportive.